Partecipare per esserci e per costruire il bene collettivo contro le disuguaglianze e le marginalità

La finanza etica rappresenta un percorso di crescita e di responsabilità sociale, orientato a ridurre le disuguaglianze e contrastare la povertà attraverso un accesso equo e consapevole al credito.
Nei giorni scorsi, a Cagliari, si è svolta l’Annuale Conferenza 2025 dell’European Microfinance Network (EMN), uno degli appuntamenti internazionali più rilevanti dedicati alla microfinanza, all’inclusione sociale e allo sviluppo sostenibile.
Alla conferenza ha partecipato anche la Fondazione Mons Vito De Grisantis, ente associato ad EMN e braccio operativo della Caritas diocesana di Ugento – Santa Maria di Leuca, portando la propria esperienza nel campo del microcredito e delle politiche sociali di prossimità.
L’evento ha riunito esperti, istituzioni e organizzazioni da tutto il mondo per riflettere su come la microfinanza possa diventare un motore di coesione, innovazione e sviluppo locale, con un’attenzione particolare alle aree più fragili e alle nuove forme di povertà che attraversano le comunità europee.
La Fondazione De Grisantis è parte di RITMI – Rete Italiana Microfinanza, che insieme a CoopFin ha curato l’organizzazione della conferenza, ponendo al centro del dibattito temi cruciali per il futuro delle persone, dei territori e dell’economia sociale.
Il microcredito e le Aree fragili in Europa
“In Italia, una pluralità di organizzazioni – istituzioni finanziarie specializzate, cooperative di credito, fondazioni e associazioni – operano in modo permanente per ridurre l’esclusione finanziaria di imprese e persone considerate non bancabili. Tuttavia, per molteplici ragioni di ordine normativo e finanziario, la dimensione del microcredito rimane modesta e sproporzionata rispetto ai bisogni reali dei territori.”
Con queste parole Giampietro Pizzo, presidente di RITMI, ha sottolineato come il microcredito – riscoperto e valorizzato a partire dal 2008, con l’acuirsi delle disuguaglianze e della povertà in Europa – possa rappresentare una risposta concreta alle difficoltà delle aree interne.
“Aiutare gli esclusi rimane un punto fermo per chi opera nella finanza sociale ed etica. Ma questo approccio non basta più: i temi della povertà e dell’esclusione sociale e finanziaria sono sempre più legati alla ricerca di nuovi modelli di sviluppo economico territoriale. È questo il caso delle aree interne, quei territori italiani ed europei che rischiano la desertificazione demografica ed economica.”

Una povertà estesa e “nuova”: gli occhi puntati sulle aree interne

Negli ultimi dieci anni le aree interne italiane hanno vissuto un calo demografico evidente e drammatico, più accentuato nelle zone periferiche. Un fenomeno dovuto all’invecchiamento della popolazione, alla denatalità e alle migrazioni economiche dei giovani, che spesso scelgono le città – anche fuori dal continente – alla ricerca di migliori opportunità professionali e di vita.
Oggi, queste aree comprendono circa 4.000 Comuni, dove vivono ancora 13 milioni di persone. Solo nel 2023 hanno perso oltre 32.000 abitanti, un ritmo di spopolamento più che doppio rispetto alla media nazionale: una tendenza che rischia di diventare strutturale e irreversibile.
“Le organizzazioni di microfinanza e gli operatori di microcredito hanno la capacità e l’esperienza per intercettare questa domanda, accompagnando microimprese, lavoratori autonomi e piccole realtà cooperative a restare o ritornare nei territori. Possono farlo lavorando insieme a molti altri attori locali, nazionali e internazionali”, ha concluso Pizzo.
L’EMN e il quadro (non rassicurante) per il futuro
La Conferenza 2025 dell’EMN ha posto al centro del dibattito il ruolo della microfinanza come leva concreta per la giustizia sociale, l’inclusione e lo sviluppo sostenibile, in modo particolare a servizio dei territori fragili in Europa.
Ad aprire i lavori è stata Laure Coussirat Coustère, presidente di EMN, che ha sottolineato come la scelta della Sardegna non sia stata casuale: una terra ricca di storia, ma anche una delle regioni economicamente più fragili d’Europa. “Il microcredito può cambiare le vite”, ha ricordato, citando la storia del primo imprenditore serbo a cui concesse un piccolo prestito per avviare un’impresa edile in Francia attraverso “Adie”.
Carla Della Volpe, presidente di CoopFin ha evidenziato che organizzare la conferenza nel Sud d’Italia è stata una scelta simbolica e politica: “La disuguaglianza nell’accesso al credito è una minaccia per la democrazia. La finanza sostenibile è uno strumento essenziale per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Non può esserci sviluppo senza giustizia sociale e senza pace.”
Durante i lavori è emerso un messaggio chiaro: l’accesso alle risorse finanziarie resta una barriera, in particolare per le donne, ma la microfinanza può offrire percorsi di autonomia e rinascita. Lo ha ricordato Dubravka, sottolineando il valore delle iniziative già in corso per sostenere l’imprenditorialità femminile.
Mons. Andrea Salvatore Buturi, intervenendo come segretario della CEI, ha richiamato le parole di Papa Francesco sull’urgenza di “trasformare i segni dei tempi in segni di speranza”, e ha presentato l’iniziativa “Mi Fido di Noi”, azione di Microcredito Sociale a favore di famiglie in difficoltà economica temporanea. Il microcredito – ha spiegato – “è un gesto di fiducia che nasce dalle relazioni: la parola credito significa fiducia, e la fiducia nasce nei legami umani.”
La Presidentessa della Regione Autonoma della Sardegna, Alessandra Todde, ha infine richiamato l’antica pratica sarda della “saparadura”, con cui i pastori ricostituivano il gregge di chi lo aveva perso: “La microfinanza è la versione moderna di quello spirito di solidarietà. È una leva per l’inclusione, ma anche un atto di giustizia.”
Il vicedirettore della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa-CEB, Tomas Bocek, ha ribadito che la microfinanza è ormai un pilastro delle politiche sociali europee, capace di restituire dignità e opportunità a chi desidera ricominciare.
Dalle parole dei relatori è emersa una convinzione condivisa: la finanza, quando è etica e di prossimità, può essere un potente strumento di pace, coesione e speranza. Inoltre è stato avviato da parte della CEB una ricerca per verificare l’impatto sociale del Microcredito sui territori fragili. Infatti è stata incaricata la “M-Pensa Impact Development Services” del Prof. Davide Castellani che sta sviluppando una metodologia comune per misurare l’impatto sociale del microcredito sui vari territori.

La Fondazione De Grisantis, con il presidente don Antonio Morciano e una delegazione, ha preso parte ai panel e ai laboratori della conferenza, cogliendo l’occasione per costruire relazioni, scambiare esperienze e rafforzare legami con realtà impegnate nella promozione della microfinanza e dell’inclusione sociale.
Essere presenti ha significato non solo condividere buone pratiche, ma anche riflettere su strategie concrete per affrontare un contesto sociale sempre più complesso, in cui le periferie – urbane e umane rischiano di diventare il riflesso di politiche europee orientate a ridurre gli investimenti nel welfare a favore della difesa.
Uno scenario che rischia di oscurare la centralità degli ultimi e dei più vulnerabili, lasciando in ombra quelle povertà nuove, mutevoli e spesso invisibili che attraversano le nostre comunità.
Oggi, infatti, la povertà non si manifesta più soltanto nella mancanza materiale, ma anche nell’isolamento, nella fragilità relazionale e nella perdita di fiducia e prospettiva. In questo contesto, l’esperienza della Fondazione De Grisantis si pone come testimonianza viva di una presenza che ascolta, accompagna e costruisce fiducia, restituendo speranza e dignità là dove sembrano venire meno.
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